di Redazione

Un rapporto della Defense Intelligence Agency segnala un’intensificazione delle attività di intelligence israeliane contro funzionari e personale militare americano. Tra gli obiettivi monitorati anche l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff.

 

Un’ombra inattesa si allunga sui rapporti tra Stati Uniti e Israele, due alleati storici legati da una cooperazione strategica che da decenni rappresenta uno dei pilastri della politica americana in Medio Oriente. Secondo indiscrezioni emerse nelle ultime ore, il Pentagono avrebbe elevato al livello massimo l’allerta di controspionaggio nei confronti di Israele, segnalando una crescente preoccupazione per le attività di intelligence condotte dallo Stato ebraico sul territorio e all’interno delle istituzioni americane.

La notizia, riportata dall’emittente statunitense NBC News sulla base di documenti riservati e testimonianze di funzionari attuali ed ex funzionari dell’amministrazione americana, arriva in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra Washington e Tel Aviv, già segnati da divergenze strategiche sulla gestione delle crisi regionali e, in particolare, sul confronto con l’Iran.

Al centro dell’allarme vi sarebbe una nuova valutazione elaborata dalla Defense Intelligence Agency (DIA), l’agenzia di intelligence del Dipartimento della Difesa americano. Secondo quanto riferito, nelle scorse settimane la DIA avrebbe diffuso un documento interno di sette pagine nel quale il livello di attenzione nei confronti delle attività israeliane viene elevato alla categoria “critica”, il grado più alto previsto nella scala delle minacce di controspionaggio.

La valutazione descriverebbe un’intensificazione delle operazioni volte a raccogliere informazioni su funzionari governativi e personale militare statunitense. Un elemento che, se confermato, rappresenterebbe un ulteriore motivo di attrito tra due Paesi che, pur condividendo interessi strategici fondamentali, non sono nuovi a episodi di reciproca diffidenza nel campo dell’intelligence.

Tra le personalità che sarebbero finite sotto osservazione figurerebbe anche Steve Witkoff, inviato speciale del presidente Donald Trump e protagonista di alcuni dei dossier diplomatici più sensibili dell’attuale amministrazione. Witkoff è infatti coinvolto nei negoziati riguardanti il Medio Oriente, la guerra tra Russia e Ucraina e le delicate trattative con l’Iran, temi che rivestono un interesse prioritario per i servizi di intelligence di numerosi Paesi.

Le rivelazioni emergono pochi giorni dopo una fase di forte tensione politica tra Washington e Tel Aviv. Secondo indiscrezioni diffuse dalla stampa americana, una recente conversazione telefonica tra il presidente Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe assunto toni particolarmente accesi. Il capo della Casa Bianca avrebbe espresso il proprio disappunto per le operazioni militari israeliane in Libano e per il rischio di un’ulteriore destabilizzazione della regione, utilizzando parole insolitamente dure nei confronti del leader israeliano.

Sebbene né la Casa Bianca né il governo israeliano abbiano confermato ufficialmente il contenuto della telefonata, l’episodio viene interpretato da molti osservatori come il segnale di una crescente distanza tra i due alleati su questioni fondamentali della sicurezza regionale.

Il tema dello spionaggio tra Paesi amici non è una novità nelle relazioni internazionali. Gli Stati Uniti hanno in passato scoperto attività di intelligence condotte da governi alleati, compreso Israele. Il caso più noto resta quello di Jonathan Pollard, l’analista della Marina americana arrestato nel 1985 per aver trasmesso informazioni riservate a Israele, una vicenda che provocò una delle più gravi crisi diplomatiche tra i due Paesi. =ggi, tuttavia, il contesto appare ancora più complesso. Le tensioni legate al programma nucleare iraniano, gli sviluppi della guerra in Medio Oriente e la ridefinizione degli equilibri geopolitici regionali hanno accresciuto l’importanza delle informazioni strategiche e la competizione tra servizi di intelligence.

Nonostante le preoccupazioni emerse dal Pentagono, nessuno mette in discussione il valore dell’alleanza tra Stati Uniti e Israele. Tuttavia, la decisione della DIA di innalzare l’allerta al livello più elevato testimonia come anche tra partner storici possano emergere aree di frizione e reciproco sospetto, soprattutto quando sono in gioco questioni di sicurezza nazionale e interessi geopolitici di primaria importanza.Resta ora da capire se le indiscrezioni porteranno a chiarimenti diplomatici tra Washington e Tel Aviv o se rappresentino soltanto l’ennesimo capitolo di una relazione complessa, nella quale cooperazione strategica e diffidenza reciproca continuano a convivere.

 

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L’articolo Usa, allarme spionaggio: il Pentagono alza al massimo il livello di allerta su Israele proviene da Associated Medias.