di Mario Tosetti

Scandalo VAR in Serie A: nuove rivelazioni dell’ex arbitro Pasquale De Meo su presunti segnali per condizionare le decisioni. Indagini in corso
Il caso legato al VAR nel calcio italiano si arricchisce di nuovi elementi. Dopo le dichiarazioni dell’ex guardalinee Domenico Rocca, emergono ora le rivelazioni dell’ex arbitro Pasquale De Meo, che descrive un presunto sistema di comunicazione non ufficiale all’interno della sala VAR di Lissone.
Le accuse chiamano nuovamente in causa figure di primo piano come Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, già coinvolti nell’inchiesta della Procura di Milano per presunta frode sportiva.
I presunti segnali durante le revisioni
Secondo il racconto di De Meo, durante l’analisi delle azioni al VAR sarebbero stati utilizzati segnali convenzionali per influenzare le decisioni. Si tratterebbe di gesti codificati, concordati in incontri riservati tra arbitri, che avrebbero permesso di comunicare indicazioni agli operatori VAR attraverso una vetrata.
Tra gli esempi citati emerge un sistema paragonato alla “morra cinese”, con gesti come pugno, carta e forbice utilizzati come codici. L’ex arbitro sostiene che queste pratiche fossero note all’interno dell’ambiente, anche se vissute con disagio da alcuni direttori di gara.
Dubbi sulla regolarità del campionato
Il punto più critico sollevato riguarda l’eventuale violazione del protocollo VAR. Le regole prevedono che solo VAR e AVAR, designati ufficialmente, possano interagire con l’arbitro in campo, senza interferenze esterne.
Secondo De Meo, l’uso di segnali esterni rappresenterebbe una grave anomalia. Inoltre, il fatto che tali pratiche non sarebbero state applicate in tutte le partite alimenta ulteriori sospetti. Questo elemento, a suo avviso, potrebbe aver inciso sulla regolarità di alcune gare di Serie A.
Le possibili motivazioni dietro i segnali
Sulle finalità di questo presunto sistema, De Meo mantiene una posizione prudente. Non parla apertamente di favoritismi verso specifiche squadre, ma ipotizza che l’obiettivo potesse essere legato alla gestione interna delle carriere arbitrali.
Un errore non corretto, infatti, può incidere negativamente sulla valutazione dell’arbitro. In questo contesto, eventuali interventi esterni potrebbero essere stati utilizzati per evitare conseguenze professionali.
Esposti archiviati e nuove indagini
Le segnalazioni presentate in passato, sia da De Meo sia da Rocca, erano state archiviate dalla giustizia sportiva. In particolare, gli esposti rivolti al procuratore federale Giuseppe Chinè non avevano portato a sviluppi concreti.
Oggi, però, la situazione è cambiata con l’intervento della magistratura ordinaria. L’inchiesta della Procura di Milano potrebbe fare luce su quanto accadeva realmente nella sala VAR, offrendo un’analisi indipendente e approfondita dei fatti.
Attesa per gli sviluppi giudiziari
La vicenda resta aperta e in continua evoluzione. Le nuove testimonianze contribuiscono ad alimentare il dibattito sulla trasparenza e sull’affidabilità del sistema arbitrale italiano.
Sarà ora compito degli inquirenti verificare la fondatezza delle accuse e chiarire se vi siano state irregolarità tali da compromettere la correttezza delle competizioni.
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