di Carlo Longo

Il governo si prepara ad approvare il decreto lavoro in vista del Primo Maggio. Tra le misure principali, incentivi alle imprese vincolati al rispetto del “salario giusto”, proroghe per le assunzioni e nuove tutele per i rider, con accesso alle piattaforme anche tramite Spid
Il decreto lavoro è atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione entro la settimana e in prossimità del Primo Maggio. Dopo gli ultimi confronti a Palazzo Chigi, il testo è stato affinato nei dettagli e punta a intervenire su più fronti, a partire dal tema delle retribuzioni.
Uno dei punti centrali riguarda infatti il cosiddetto “salario giusto”: gli incentivi alle imprese saranno riconosciuti solo a chi garantisce livelli retributivi in linea con i parametri stabiliti. Il riferimento è ai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni più rappresentative, che definiscono il trattamento economico complessivo minimo. Anche eventuali accordi diversi non potranno prevedere condizioni inferiori.
Sul fronte dell’occupazione, il decreto prevede la proroga fino alla fine dell’anno dei bonus per le assunzioni di giovani under 35, donne in condizioni di svantaggio e lavoratori nelle aree Zes, misure in scadenza a fine aprile. È inoltre previsto un adeguamento parziale dei contratti scaduti all’inflazione programmata.
Novità rilevanti riguardano anche i rider. Per accedere alle piattaforme digitali sarà possibile utilizzare strumenti di identità certificata come Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, oltre a sistemi di autenticazione avanzata forniti dalle stesse piattaforme. L’obiettivo è rafforzare la trasparenza e le tutele: ogni lavoratore potrà avere un solo account associato al proprio codice fiscale e non potrà ricevere incarichi sovrapposti. Le violazioni comporteranno sanzioni, ancora in fase di definizione.
Il provvedimento introduce anche, in via sperimentale, l’obbligo di copertura assicurativa contro gli infortuni per chi svolge attività di caregiver familiare, ampliando così le tutele per una categoria spesso priva di protezioni adeguate.
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